sono brutta

lunedì 1 agosto 2016

Belle gambe

belle gambe
Brutta faccia, seno medio ma belle gambe. Non si ostenta se non c’è un segreto. Il peso di una donna rivela molto. Personalità come aceto, alito che mette a tappeto, ma belle gambe.

Di lato non ci sono frange, il sorriso si spande da orecchio a orecchio. E lato a lato lo sguardo inquieto del selvaggio maschio smascherato da un contrappasso celato da divieto, fa scorrere sempre l’ho laggiù, verso le belle gambe.

Gambe senza riposo


gambe belle
Belle gambe senza ristoro. L’altro giorno, ho visto un tale che smaniava come un animale mentre muoveva le mani con la sua compare spinti da aliti di un desiderio bestiale dentro ad un parco, sopra un guanciale suino, sotto un giornale lasciato afflosciare per terra, visto che di tener segreto lo smanettare non c’era verso perché con quegli istinti era una guerra persa.

Belle gambe! Riconoscere le parcheggiate qualità altrui è un dovere di donna, anche se la venalità è da asporto. Farsi una gonna? Pareva troppo. Chiedere un secondo pensiero? Come andare a ritroso nel tempo. Belle gambe senza riposo che si agitano ancora oggi, con quell’avvinghiarsi da strato adiposo che si fa corteccia.

Al calare della luce se ne sono andati, perché oramai senza il rischio di venire avvistati da branchi di bambini con le cicatrici dentro al cervello. Schiavi di traumi che tracolleranno cadendo sulle proprie gambe senza riposo.

gambe senza riposo
Io sono brutta in un modo che non lascia spazio per le sottigliezze. Se tu hai dubbi, le mie sono certezze dettate dal fatto che riconosco lo sguardo di seconda mano: l’uomo che guarda mentre muta pelle come un caimano, e tu diventi un bersaglio. Quindi piano, strascicano con il loro vomito in mano pronto a lasciarti un attacco senza strategia: sei carina, sei anche simpatica? Belle gambe. Entrambe! Folli privi di energia. Cadaveri di ipocrisia.

domenica 31 luglio 2016

Nessuno mi capisce: non ho voglia di fare niente

nessuno mi capisce
Essere una brutta ragazza è dura. Nessuno mi capisce perché tutti sono presi dal loro mondo in cui tutto va a posto. Hanno un lavoro, hanno un gruppo di amici con cui intrattenere false relazioni di sopportazione, si gongolano in famiglie dove ogni anno fanno il cenone del compleanno. Io sono onesta e non temo la solitudine, per questo non ho voglia di fare niente.

Specialmente con questa gente dalla personalità avvilente, sempre pronte a non ascoltare, e dire tutto per dire niente. Scuse viventi. Io che vorrei sentirmi connessa con persone intelligenti. Nessuno mi capisce: il mio desiderio di esistenza vale meno di niente.

non ho voglia di fare nienteNon ho voglia di fare niente


Ho patito la fame, la sete e la deficienza di beni di prima necessità. Ho patito il dolore, superato più di un errore umano con dignità ed ho cercato di essere persuadente. Ma sono brutta e la gente è quindi assente. Ho visto deficienti belli e gaudenti venire premiati per essere scemi provetti. Bellezza che sovrasta le menti dei malati esercenti di validazioni mai da me richiesti. E nessuno mi capisce: non ho voglia di fare niente per questi aborti impazienti di annebbiare le voci senzienti delle proprie coscienze.

Autolesionisti irriverenti. Non so che fare con persone così inutili ed incerte. Scarti di rifiuti selezionati in diversi formati, dal grasso al poco più che esistente. Fili di suoni interrotti, spessi come il valore di cui sono formati. Non c’è niente da fare. Questa gente non si può salvare e non deve essere salvata.

Pronti a scioccarsi davanti agli schermi. Finti come i loro modi di fare. Stolti come la corruzione che vanno ad incoraggiare. Persecutori come i reati che fanno protrarre con il loro silenzio da malaffare. Codardi senza spina dorsale. Bestie, qualche gradino sotto la definizione di animale. Non so che fare con questa gente. Nessuno mi capisce: spiegare che non valgono niente è di per sé impossibile.

non so che fareNessuno mi capisce


A differenza dei vari sfigati che abitano questo mondo, reclamo il giusto peso del fecondo vernacolo italiano: sono stanca di veder infangare persino le parole “nessuno mi capisce.” Ci sono sfigati che andrebbero fatti a strisce solo per la loro triste debolezza. Esseri inferiori che si arrendono per via dei propri dolori che sono le loro cervella.

Ci sono troppi che meritano povertà, stenti e che venga loro divelta la possibilità della vita da pezzenti perdenti che stanno vivendo. Bestie incapaci di rendersi conto di qualcosa come i diritti. Detriti senza voglia di leggere, legna da ardere con linfa secca. Le loro parole meritano la deriva, ma poiché alcuni sono belli, fanno accorrere i dementi pronti ad accudirli, spesso i parenti troppo stupidi per evitare di servirli. Selezioni naturali con geni dai difetti irrecuperabilmente infetti.

Se sei uno di questi, dovresti sparire. Bastam non ho voglia di fare niente per questa gente.

sabato 30 luglio 2016

Da brutta a bella: si può. Ma vuoi?

da brutta a bella
Se mi dici che vuoi passare da brutta a bella, io ti dico che non ci credo a priori. Ecco perché. Partendo dall’inizio, sono quasi sicura che non ne vali la pena. Voglio dire, alla fine vuoi solo la vita degli altri che invidi. Questo vuol dire che non sei altro che un altro ammasso di complicazioni in attesa di contagiare milioni di parassiti già condannati alla propria estinzione. E per cosa? Non hai un sogno da realizzare. Non c’è niente che ti smuove. Di donne orribili il mondo muore.

Ti saresti già incamminata. No, non facendo la dieta sbagliata che stai facendo. No, non mentendo a te stessa che hai già aggiustato l’aggiustabile. Sei brutta e la gente ti schifa: quanto a lungo hai bisogno di essere lasciata nel lazzaretto prima di iniziare a capire che tutto germoglia dalla bruttezza che manifesti?


da brutta a bella faccia brutta

Da brutta a bella : il percorso


Sei nata con i geni sbagliati. Prima afferri che l’estetica è già stata decretata, prima comincerai a smettere di fare ogni cavolata che pensi essere intelligente. Tutto inizia da te, in parte, perché anche l’errore non viene da altrove, ma ha sede in te che sei brutta e ne detieni il valore. Detto questo, smetti di vantarti di essere superiore nel conversare con le persone: sei davvero molto più in basso di uno scarpone affondato sul fondo dell’ultima nave che trasportava petrolio dopo l’implosione in mare aperto.

Hai sempre evitato di guardarti dentro. Non hai talento nell’ascoltare: non sei riuscita ancora a capire tutte le cose che non sarai mai. Comincia da questo, che non è un dettaglio, e prima o poi arriverai a capire che la tua inadeguatezza con i ragazzi è prima di tutto una questione di fatti. Non riesci ancora a capire? È normale, perché sei brutta e sola. Una stella cadente brucia e si scompone:
da brutta a bella in perfezione assoluta.

Non aggiustare tutti i difetti, ma crea una scala di gesti perfetti, che puoi adattare all’occasione, e non fare l’idiota che si accontenta del peggiore aborto sopravvissuto per errore che ti dà corda quel giorno fortunato in cui ti illuderai di essere arrivata, quando in realtà non avrai nemmeno ingranato la prima. Ricorda, la retromarcia è il tuo punto debole, è la pressione che ti schiaccia verso il basso, in questo mondo dove tu sei il fango, e guardi dal basso i belli ed il loro mondo di incanto, che non apprezzano perché sono ovviamente un ammasso di bestemmie incollate dal dolore.

Non avrai mai un traguardo per esultare vittoria, sarai sempre un cesso, ma a volte basta non essere la peggiore, ed altre volte trovare l’oro. Tu VUOI passare da brutta a bella? Ne sei sicura?

da brutta a bella donne orribili
Tu non hai mai cercato niente, ti sei solo esposta e poi lamentata. Ti fa sentire bene sentirti un fallimento? Sapere che ogni tuo “tentativo” fallirà come è fallito ogni giorno che hai evitato di guardare il resoconto? Alla fine prevarrà la verità, sia sotto forma di decrepita vecchiaia imposta da anni di lacrime, sia sotto forma di cadaverico dondolio sul bilico dei tuoi pensieri destinati ad oscillare all’ombra del tuo mondo infranto, accarezzando quello che hai speso nel corso del tuo dolore trascorso a guardare gli altri e sperare di vederli cadere. Donne orribili senza pregio perennemente in guerra.

Nessuna vittoria, sei nata con uno sfregio. La tua storia è quello un incendio, ed il tuo unico privilegio è quello della distruzione. Quello che tocchi decadrà a prescindere. La bellezza è priva di ogni traccia di fallimento.

Fino a compimento, sarai una traccia graffiata su note stridenti. Ti scorticherai i denti con l’amaro fondente dell’inverno nel cuore. Per questo non farai mai questo sacrificio. Non hai la volontà di dire addio all’aborto completo che sei diventata. Ricorda questo quando fallirai, perché se inizi e bruci i ponti dietro di te per nulla, non avrai più tempo di pensare di essere pronta. Ad aggiustare l’esterno si fa veloce, perdere il peso è volizione. Tu sei più simile al carbone che vuol diventare brillante: brucerai in un istante in qualsiasi posizione del trattamento, reso più difficile dalla pressione. Cambiare un destino non è per bambini cretini incapaci di lasciare la propria casa.

venerdì 29 luglio 2016

Ce l ho fatta: anche le brutte possono trovare un ragazzo

ce l ho fatta
Ho trovato un ragazzo decente e non era tra i rifiuti. In mezzo a file di persone disperse nell’intento di ballare sul proprio centimetro quadrato da bravi fessi inetti, mi stavo facendo largo tenendo i gomiti stretti al corpo, per non venire infastidita dai soliti mammalucchi spenti che cercano di aggrapparsi, stringerti o strappare i tessuti della tua maglietta.

Avevo superato la massa centrale di ebeti quando la musica diventò orecchiabile e certi spazi, rari in quel genere di eventi, cominciavano a formarsi in tempo per darti modo di respirare senza stare attenti a quel genere di amebe di cui il locale era pieno zeppo.

Ironicamente, ho anche quella volta ho detto “ce l ho fatta.” Ero fuori, ed il vento si era alimentato senza perder tempo, crescendo in raffiche alquanto forti, che se ne avessi prese cento sarei morta assiderata. Sperando in una qualche fortuna mandata dal cielo, tentavo di scorgere l’altra svampita che mi aveva accompagnata. Mi voltavo ma non si trovava.

Sono così andata in una stanza vicina, quello del banco delle amebe sbronze con le tessere bucate da ragazze sveglie o impasticcate in cerca del tipico idiota da spennare. Mi si para davanti con passo pesante, non so per cosa, ma parava la luce e guardava noi puffi dalle sue alte orbite posizionate là dove l’aria era sicuramente più respirabile. Mi fece paura.

ce l ha fatta
Senza dire una parola, lasciai libero il passo, scusandomi. Mi ha odiata per questo, ma del resto è andata meglio di quanto previsto. Non l’ho rivisto fino a qualche ora dopo, quando accompagnavo la falsità in persona con la macchina che mi aveva trasportato fuori a fumare sul selciato.

La ragazza mi ammorbava con la stanca sequenza di brutte avventure, raccontate ingigantendo ogni cavolata così che ogni azione maschile sembrava l’urgenza di un qualche ictus inflitto dalla mano di un pazzo dottore impegnato a prescrivere pillole pronte a far insorgere una schizogenesi grave anche in chi non era latente. Con accondiscendenza ho dovuto rivere la sua assenza di eloquenza. “ce l’hai fatta!” le dicevo anche te mentre pensavo, “ce l’hai fatta anche te, vittima della demenza.”

Mi spintona leggermente col gomito piegato, ma ossuto al punto da aver pigiato in un punto dolente del costato. Rimango in una posa che d’istinto non avrei mai osato sfoggiare in pubblico, ma ormai il danno è fatto. Lui si scusa. Parliamo. A dir la verità, mi ha risvegliato dalla sonnolenza delle stupidaggini insensate, ormai accatastate in qualche angolo remoto della mia coscienza, e di cui ne avevo avuto a sufficienza per almeno trent’anni o finché anche quella pustola con le gambe sarebbe morta e lanciata in qualche fosso.

ce l'ho fatta e sono brutta
Lui era stupido, ma si era abbassato al livello comune. Mi è stato simpatico quando ho notato che entrambi intendevamo la lingua italiana come una lingua che non si è fermata alle solite venti parole che gli altri aborti anfibi presenti quella serata riuscivano in qualche modo a mugghiare. Quando me ne accorsi, mi sentii ad un tratto in un territorio nuovo, nemico anche se non ostile, ma ce l ho fatta e mi sono districata giocando sul solito ritmo del dire le cose sensate una alla volta. Curioso come quando si finisce in certi momenti, il primo istinto è comportarsi proprio da bestie come saranno condannate a fare sempre i diversi componenti di quella festa, lasciando fuori noi esseri normali che sicuramente siamo meno del venti per cento del totale.

Ce l ho fatta


Quindi è vero, sono brutta e ce l ho fatta. Alla faccia di quelle orrende maschere di carta bagnata che riescono ad accalappiare un maschio solo perché la linea che han guardato è comparsa. Godetevi la vostra miseria, anche se non posso che dispensare alla seria condizione di vittime in procinto di inquinare ancora di più il mondo. Ma del resto, finché non facciamo uno sgorgo decente, la melma continuerà ad arrivarci alle caviglie.

giovedì 28 luglio 2016

Sono brutta e sono triste

sono triste
Non sono come le altre. Sono triste non perché sono viziata. Mi sento triste perché un’altra giornata è terminata con un nulla di fatto. Perché se mi concentro riesco a ricordarmi chi mi ha salutato, ma non riesco a rintracciare il ricordo esatto. Quando ho conosciuto quella gente? L’ho veramente mai conosciuta? Perché si accontentano di salutarmi. Io non l’ho neanche mai fatto.

Da quando ho accettato la mia natura, ed ho capito che sono brutta, vivo molto meglio. Nessun demone interiore, nessuna spiegazione da dare, nessun dialogo che deve terminare con stupide scuse senza senso, come invece fa ogni persona che ancora vedo camminare sotto la luce del sole. Bugiardi sotto spoglie di mentitori seriali. Guastatori di micidiali sfarzi, ostentanti vite che non hanno. Rimpiangendo tutto perché nulla hanno.

mi sento triste

Mi sento triste


Mi fa schifo il mondo perché non riesco a cambiarlo. Le persone sono bestie che hanno ben meritato l’inondazione e lo sterminio, almeno stando alle scritture, in cui non credo ovviamente, perché sono una persona razionale. Credo invece che qualunque cosa narrino quelle storie, riportino l’essenza di alcuni episodi che o devono essere giustificati, oppure cambiati per insultare ancora di più l’animo umano: l’animo di un parassita abituato a mortificare ogni ospite sano, sia esso il pianeta, l’ambiente o qualche stato e nazione in cui il cinquanta per cento più uno della popolazione è nato sfigato.

Tutti vogliono dire agli altri come cambiare ed io lo capisco perché sono triste per questo. Mi sento triste perché realizzo che sono la sola scema che cambia per mostrare il cambiamento desiderato. Diverse bugie su gambe e con infrangibili sorrisi se ne vanno invece a giro, glorificate perché rispecchiano meglio il vuoto vano dell’intelligenza non pervenuta di chi si accomuna nel reiterato tentativo di biasimare un esistenza vissuta sprecando ogni attimo. Vite senza senso che devastano.

che tristezzaChe tristezza


Io sono brutta: non rientro nei canoni estetici. Questo vuol dire che sono sola e resterò sola qualsiasi cosa faccio. Le persone continuano ad avvicinarmi perché sono abituate a sfruttarsi l’un l’altro. Stupidi che si credono furbi (o italiani a pieno titolo) e non realizzano nemmeno quando finiscono vittime del mio drenaggio. Non perché sono più furba di loro, ma perché io sono triste in un modo bugiardo con loro. Azzardo assurdi scenari in cui resto più in alto, e mi sento triste perché non trovo nient’altro che insetti felici di tagliare prima il traguardo.

Sei anche tu una malata di mente? Sei anche tu una persona che mente? Auguri agli altri ogni sorta di accidente? Sei costantemente assente? Non hai pensieri che vale la pena leggere? Hai tutto da dire ma non dici mai niente? Sei come le altre e sei come gli altri. Vali meno di niente perché hai troppi pari. Non ti accorgi di avere come sfidanti rifiuti di cui la società vuole disfarsi, perché nel futuro tu non ci sei. Siete distanti ammassi di effetti collaterali. Continenti sfregiati da maciullare in quarti.

mercoledì 27 luglio 2016

Sono grassa

sono grassa
Sei grassa e lo sai. Sei grassa e ti pentirai di ogni tua azione. Domani sarà anche peggio. Domani la sveglia suonerà tra cori di biascicati piagnistei come omaggio all’essere grassa e scoprire che ogni cosa è fonte di disagio.

Fa fatica alzarsi. Fa fatica mangiare. Respirare è un tormento e non è mai possibile rilassarsi. No. Tu fai tutto anche quando non fai niente. Altrimenti i tuoi lamenti sarebbero l’inutile starnazzare di un bue fuori dal recinto, troppo grassa per morire esposta al tempo imperverso.

donne grasse
E poi non può mancare la classica menzione delle realtà quotidiane di cui fare geloso copione per il resto della giornata, consumata come un cenone che ogni giorno ti ingrassa la pancia: Sono brutta. Sono grassa. Ed è vero: la tua solitudine ne è una stragrande evidenza. Larga e pesante quanto il quintale di obesità ormai sclerata tra le vene abituate a portare linfa al cervello.

donna grassaSei grassa perché non sai essere altro. Metabolismo a parte, il peso ideale resta un miraggio. Ognuno alla fine nasce con un corpo, la cui figura è abituata a virare verso determinati standard. Solo le persone grasse nel cervello e nell’anima possono comprare riviste volte solo ad ingrassare i propri portafogli con la altrui ragione marcia, ma non per questo inghiottita e depositatasi non nella pancia ma dentro il centro di plancia di tutte le decisioni.

Non vuoi dimagrire davvero, altrimenti non saresti grassa. Io sono brutta e sono grassa, ma convivo con la mia esistenza e di tutti i dettagli non faccio man bassa. Smetterai mai di declinare la responsabilità della tua salute sugli altri? Sei grassa e ci resterai. Non ti abituerai, e per questo sei grassa. Persino questo articolo è troppo snello, ma bisogna considerare che chiunque inizia la giornata o viene balenata dal pensiero “sono grassa ” è praticamente indirizzata verso un fallimento la cui germinazione è iniziata nello stesso momento in cui si è rivelata la finzione di un interesse che non vedrà mai la luce della realizzazione.

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